Management del paziente affetto ipofosfatemia legata al cromosoma X (XLH)
L’ipofosfatemia legata al cromosoma X (XLH) è una malattia rara ereditaria, causata da mutazioni inattivanti del gene PHEX, che portano a un eccesso di FGF23 e conseguente fosfaturia, ipofosfatemia e ridotta sintesi di 1,25-diidrossivitamina D. L’effetto combinato di queste alterazioni biochimiche si traduce in un difetto cronico di mineralizzazione ossea, che rappresenta il nucleo patogenetico della malattia e determina la comparsa di rachitismo nei bambini e osteomalacia negli adulti. A questo quadro si associano deformità scheletriche, dolore muscoloscheletrico, bassa statura, complicanze articolari e manifestazioni odontoiatriche specifiche. Per questo, la gestione clinica dei pazienti con XLH richiede un monitoraggio continuo e multidisciplinare, adattato all’età e allo stato fisiologico del paziente. L’editoriale pubblicato nel Journal of Clinical Endocrinology & Metabolism (marzo 2025) riporta un’indagine internazionale sulle pratiche cliniche adottate per il monitoraggio di pazienti pediatrici, adulti e donne in gravidanza con XLH. I risultati mostrano strategie comuni nel controllo biochimico di base, ma una forte eterogeneità nella gestione degli aspetti articolari, in particolare dell’articolazione temporo-mandibolare (ATM), e odontoiatrici, spesso correlati al persistente difetto di mineralizzazione. Nei bambini, la diagnosi di XLH si basa su un profilo biochimico caratteristico: fosfato sierico ridotto, aumento della fosfatasi alcalina, PTH normale o lievemente aumentato, calcio generalmente normale, ridotta concentrazione di 1,25(OH)₂D. Tutti gli esperti concordano sulla necessità di eseguire questi esami alla diagnosi. Le alterazioni osservate riflettono il difetto di mineralizzazione ossea, che si manifesta clinicamente con rachitismo, ritardo della crescita e deformità degli arti. [...]