Negli ultimi quarant’anni le tecniche di imaging in grado di valutare la salute ossea nei bambini e negli adolescenti si è evoluta, permettendo l’identificazione di quei soggetti affetti da patologie croniche o con condizioni di fragilità ossea determinanti un alto rischio di frattura.
La comunità scientifica ha iniziato ad interrogarsi su quali potessero essere le tecniche di imaging in grado di fornire informazioni diagnostiche sulla salute ossea in una così particolare popolazione di soggetti. La Società Internazionale di Densitometria Clinica raccomanda l’utilizzo della mineralometria ossea computerizzata (MOC) con metodica dual X-ray absorptiometry (DXA) come tecnica di riferimento per la misurazione della densità minerale ossea (BMD, bone mineral density) in bambini e adolescenti. La MOC DXA è infatti diventata uno degli strumenti clinicamente più utilizzati nella valutazione della salute ossea pediatrica, grazie all’ampia disponibilità, il basso costo, la facilità di uso e soprattutto una bassa dose di radiazioni. Tuttavia, l’utilizzo pediatrico della DXA presenta delle limitazioni metodologiche e diagnostiche, quali l’impossibilità di utilizzo in bambini al di sotto dei 4 anni di età ed in bambini che soffrono di un pattern di crescita ossea anomala o di un ritardo di maturazione ossea.
A tale scopo sono state sviluppate ed implementate ulteriori metodiche per la valutazione della BMD, quali gli ultrasuoni quantitativi, la tomografia computerizzata quantitativa periferica e la sua evoluzione ad alta definizione, la risonanza magnetica e la radiogrammetria digitale a raggi X (DXR).
Una recente revisione della letteratura con metanalisi pubblicata sulla rivista “Bone” nel Maggio 2021 da Shalof et al. ha analizzato i differenti metodi di imaging attualmente in uso, al fine di identificare quale fosse la migliore tecnica di definizione della BMD in soggetti al di sotto dei 18 anni di età.
La metanalisi è stata condotta su 29 lavori scientifici che ponevano le diverse modalità di acquisizione di immagini in comparazione alla MOC DXA, considerata come tecnica di riferimento. Tale studio ha evidenziato una forte correlazione tra la MOC DXA e la DXR (coefficiente di 0,7; p<0.0001), proponendo quest’ultima come possibile tecnica aggiuntiva nella valutazione della salute ossea e nella predizione del rischio di fratture in bambini e adolescenti.
La DXR è una tecnica di facile esecuzione con bassa dose di radiazioni che permette la misurazione della BMD attraverso l’esecuzione di radiografie della mano. La DXR è altresì in grado di fornire parametri riguardanti la BMD volumetrica in maniera indipendente dalle dimensioni ossee, superando quindi alcuni limiti propri della DXA.
In conclusione, come mostrato da questa recentissima revisione sistematica con metanalisi, la DXR rappresenta una modalità promettente e sicura da aggiungere in una valutazione complessiva della salute ossea di soggetti giovani a rischio fratturativo.

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Alessandro de Sire
Professore Associato di Medicina Fisica e Riabilitativa
Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche
Università “Magna Graecia” di Catanzaro
Coordinatore Nazionale della Sezione OrtoMed Giovani

Articolo recensito:
Shalof H, Dimitri P, Shuweihdi F, Offiah AC. “Which skeletal imaging modality is best for assessing bone health in children and young adults compared to DXA? A systematic review and meta-analysis”. Bone. 2021 May 21:116013. doi: 10.1016/j.bone.2021.116013.