Il problema del dolore nel paziente fratturato

Il problema del dolore nel paziente fratturato è una questione di grande importanza, ma purtroppo negletta. Nei confronti di un paziente ambulatoriale che presenta una frattura vertebrale, tale da comportare una situazione di sofferenza che spesso interferisce sulla qualità della vita, la risposta medica si limita oggi alla cura della causa – la fragilità ossea -, non intervenendo per rimediare all’effetto: il dolore.

La non risposta al dolore (limitandosi a dire al paziente che questo prima o poi passerà), non è la maniera corretta di affrontare il problema: occorre invece creare percorsi ai quali i Bone Doctors possano aderire per rimediare alle situazioni di sofferenza. A breve uscirà sull’argomento un Position Paper che definirà le linee guida per affrontare questo problema reale. Il documento sarà presentato da un gruppo di lavoro internazionale che include ESCEO (European Society for Clinical and Economic Aspects of Osteoporosis, Osteoarthritis and Musculoskeletal Diseases) e FIRMO, Fondazione Italiana Ricerca sulle Malattie dell’Osso.

Su questo problema si è mossa anche la Società OrtoMed, Società Italiana di Ortopedia, Medicina e delle Malattie Rare dello Scheletro, che ha lanciato il progetto PainBone, teso a unire le conoscenze sull’osteoporosi del Bone Doctor, le conoscenze sul dolore di chi si occupa di questo aspetto all’interno delle strutture ospedaliere, e le conoscenze del medico di medicina generale (che spesso ha la responsabilità di dover rispondere in prima persona al problema della fragilità e del dolore del paziente).

Questa sinergia è tesa a creare un percorso che vada al di là della pur importante prevenzione della seconda frattura nel paziente fratturato. Proprio come nel progetto IOF “Capture the fracture” si intercettano i pazienti a rischio per evitarle le rifratture, in questo caso il progetto vuole intercettare il dolore del paziente fratturato e creare percorsi che consentano di rispondere a questa necessità del paziente, in modo tale che nel caso della frattura della fragilità ambulatoriale, sia preso in carico anche il problema del dolore. Il dolore cronico infatti richiede un approccio multifattoriale, che include il ricorso a un ampio spettro di medicinali e a trattamenti non farmacologici. Basandosi su una più approfondita comprensione della patogenesi del dolore osteoporotico e post-fratturativo, si può arrivare a un approccio migliore, che permetta di risolvere meglio le esigenze dei pazienti.

Al prossimo congresso OrtoMed, che si terrà a Firenze tra 14 e il 16 dicembre 2017, saranno presentati i primi dati del progetto PainBone.

2017-12-12T16:19:31+00:00 11 dicembre 2017|