Burosumab: un medicinale “orfano” per il trattamento dell’ipofosfatemia X-linked

L’ipofosfatemia X-linked (XLH, X-linked hypophospatemia) è un disturbo ereditario caratterizzato da una mutazione del gene PHEX che codifica per l’omonima proteina che regola il fibroblast growth factor 23 (FGF23). La conseguente iperattività di FGF23 riduce la 1α-idrossilazione della vitamina D e il riassorbimento di fosfato da parte dei reni, portando a bassi livelli ematici di fosfato, rachitismo deformazioni ossee, come il ginocchio varo, statura ridotta, dolore osseo, rigidità articolare e problemi dentari.

Il burosumab è un anticorpo monoclonale anti-FGF23 recentemente approvato dall’European Medicines Agency (EMA) per il trattamento dell’XLH in pazienti adulti o pediatrici di età ≥ 1 anno.

Il farmaco andando a bloccare l’attività della proteina FGF23 consente ai reni di riassorbire il fosfato e ripristinarne i suoi normali livelli ematici.
Poiché l’XLH è considerata una malattia “rara”, il burosumab è stato qualificato nell’Ottobre 2014 come “medicinale orfano” (utilizzato nelle malattie rare).
Questo anticorpo monoclonale viene somministrato mediante iniezione sottocutanea, con una dose raccomandata di 0,8 mg/kg ogni 2 settimane nei pazienti pediatrici e di 1 mg/kg ogni 2 settimane nei pazienti adulti affetti da XLH. La dose viene però aggiustata secondo i livelli di fosfatemia fino ad un massimo di 90 mg ogni 2 settimane per i pazienti pediatrici e 90 mg ogni 4 settimane negli adulti.

Uno studio randomizzato open-label, condotto su 52 bambini di età compresa tra 5 e 12 anni, ha dimostrato che il burosumab può ridurre la gravità delle deformazioni ossee al polso e al ginocchio, migliorando i livelli ematici di fosfato in bambini affetti da XLH. Un ulteriore studio, condotto su 13 bambini di età compresa tra 1 e 4 anni, ha confermato l’efficacia del farmaco anche in una fascia di età più bassa.
Inoltre, dati incoraggianti stanno pervenendo anche da studi su adulti affetti da XLH in particolare in termini di miglioramento della fosfatemia.
L’EMA, considerando gestibili gli effetti indesiderati, ha pertanto deciso che i benefici del burosumab sono superiori ai rischi e ha raccomandato l’approvazione da parte dell’Unione Europea per il trattamento dell’XLH.

Alessandro de Sire

Dipartimento di Specialità Medico-Chirurgiche e Odontoiatriche
Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli”

Il documento recensito è disponibile sul Sito Web: http://www.ema.europa.eu/ema/index.jsp?curl=/pages/medicines/human/medicines/004275/human_med_002224.jsp

2018-05-18T18:46:10+00:00 18 maggio 2018|